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La poesia non è certo morta.
A confermare l'interesse e la passione per quest'arte letteraria ormai desueta e quasi scomparsa, tra new economy e venti di guerra, è la figura del fiorentino Alberto Presutti, appunto di professione "poeta".
Non è da tutti definirsi oggi, 2004, poeta.
Proprio quest'ultima fatica letteraria sarà presentata il prossimo 27 ottobre, in ritardo, doveva secondo i programmi essere posto all'attenzione dei media in aprile, visto il grave incidente stradale che proprio pochi giorni prima dell'happening ha colpito il poeta.
Ma Alberto è soprattutto famoso per le cosiddette "Poesie su commissione": sembra un controsenso in termini, ma il gioco- diletto-professione sta avendo un discreto successo ed è sempre più richiesta la sua collaborazione in vari locali, letterari ed alla moda, fiorentini e non.
Dalla pubblicazione di libri, a partecipazioni in rassegne e festival, il prossimo appuntamento pubblico sarà a Castello di Montiglio per il primo "Festival della Poesia Italiana" evento promosso dalla casa editrice Lieto Colle, fino all'ultima ideazione ed idea originale, del "Corso di Poesioterapia".
Un neologismo raffinato, ma che cosa significa?
"La Poesioterapia non si pone come una tecnica medico-scientifica- spiega il poeta - ma si può definire come un viaggio nell'interiorità dell'individuo, alla scoperta dell'uso di un linguaggio aulico-poetico capace di comunicare emozioni e sentimenti.
A fronte di una sempre più diffusa difficoltà comunicativa riguardo al proprio vissuto, la poesia, con la sua capacità evocativa ed espressiva, può costituire ponte tra l'individuo e "gli altri", tra presente e passato, fino a ripristinare un equilibrio ed una armonia interiori, generando un profondo benessere".
Come dice lo stesso artista "il Corso di Poesioterapia non insegna a poetare, si rivolge a tutti coloro che attraverso l'utilizzo del linguaggio desiderano ritrovare ed esprimere sé stessi, esplorando ed elaborando il proprio mondo emozionale interiore, fino a sublimare il proprio vissuto e liberarsi dal carico psicologico del proprio lavoro o della propria condizione individuale o familiare".
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