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(n° 7 aprile 2004)

Maschera di carne - Rivelazioni di costume
intervista a cura di Simonetta Della Scala

Il seguente narrato è stato raccolto da Simonetta Della Scala sulla base delle parole di Alberto Presutti
 
Vivere da Artista nel terzo millennio senza marchio di follia.
 
Sono Alberto Presutti, 45 anni, poeta estemporaneo.
Ho sempre sentito in me la chiara percezione di un preferenziale ed empatico contatto con l'essente, che avverto vibrare e risuonare dentro e che so di poter trasmettere seduttivamente agli altri tramite la plasticità dello scrivere.
Quasi inconsapevole, durante gli anni dell'università, mi trovai a ricoprire per gli amici ed i colleghi, il ruolo del "messaggero d'amore", plasmando versi e poesie nel momento stesso in cui mi venivano richiesti.
Presi coscienza di possedere pertanto, quasi un "laboratorio alchemico interiore", un'arcana e recondita forma di scrittura  semi-automatica che mi forniva un gancio verso un transfert profondo dentro la materia pulsante.
Avrei potuto fermarmi, cessare questo tragitto scosceso ed inebriante.
Vi furono anni sospesi, come d'attesa, melma, opacità in vertigine, contrasto con una quotidianità dissonante, ma sentivo che qualche tassello mancava.
Non mi fermai dunque, alla fine.
In un momento di dolore privatissimo ed esistenziale ebbi contatto con una scuola di scrittura creativa; da allora mi ancorai al dono che già possedevo, superando il buio del gorgo ed al contempo volgendomi alla creatività estemporanea come disciplina letteraria.
Il bivio. L'anello di congiunzione con il reale, la scelta...
In un canto la razionalità del buon senso, la sicurezza economica, i consigli di chi non credeva in un futuro "Altro" tacciandomi di follia, incoscienza, utopia; giudicavano che io desiderassi meramente fuggire dal branco e nessuno penetrava o sapeva davvero del nodo creativo a grande voltaggio che io "dovevo" esternare anche a chi mi girava le spalle; io dovevo "resistere", ma ero totalmente, assolutamente solo.
Fu proprio la solitudine che, per contrasto, mi restituì forza ed apertura, ed iniziai con energia a stabilire contatti i più svariati.
I media recepirono incuriositi ed attratti, con mia  stessa sorpresa all'inizio, me ed il mio lavoro, e veicolai così attraverso i miei versi di getto, un nuovo approccio alla poesia in senso ampio.
La mia è una forma di letteratura interclassista e camaleontica che crea comunicazione e raggiunge anche il vasto pubblico, se opportunamente collocata, e da allora, infatti, iniziò la mia carriera precipua in tal senso.
E ancora i dubbi degli astanti, a metà del "guado", permanevano, ed ero per loro un hobbista, un visionario, un "diverso", ma io opponevo la mia realtà in fieri che si solidificava di giorno in giorno.
Non riuscivo però ad intaccare l'asfittico alveo, seppur policromo e smaltato, della mia città, pensai quindi alla vastità della rete, al suo docile e nuovo sfavillare. Aprii un sito ove, ironico, serio e professionale offrivo la mia arte come lavoro ai naviganti a corto di lemmi adeguati.
Mi hanno attaccato i cosiddetti "poeti ufficiali" tacciandomi di un commercio non consono rispetto alla materia che elargivo.
Ma io so che l'arte è tale solo se resa fruibile anche attraverso la vendita, arte dunque come consumazione, non esercizio solipsistico; la commercializzazione su commissione, dona alla scrittura una misura ed un aspetto meno volatili, essa è come un calco di singolare "artigianato"... L'opera si dà quindi, alla fine, come un condensato di supporto psicologico per chi me la richiede e il risultato è, per il fruitore, una sorta di ballata sua soltanto: specifica, elettiva.
I numerosi accessi web e la risonanza del pubblico intervenuto alle serate divulgative, hanno dimostrato accoglienza, gradimento, accettazione del mio fare così sui generis.
Il bivio era ormai lontano. Il sentiero intrapreso di gran lena.
La poesia che faccio ha un antico predecessore nella tradizione orale degli aedi, dei cantastorie e menestrelli.
Nonostante la fatica, i problemi, i nodi ancora da sciogliere, vorrei che il mio cammino proseguisse in accrescimento anche attraverso l'ascolto della mia voce interiore, rendendo quest'ultima sempre più tonica, robusta e morbida al contempo.
La mia ragione, il mio scopo è che chi utilizza lo strumento da me fornitogli lo avverta sempre più come necessario per sé.

E se questa può dirsi follia, sia allora la benvenuta in me.

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