DELL'ODIATO AMORE
2004 - Libroitaliano Editrice
Pagine 54

Vincitore della XV edizione (Marzo 2005) del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura "NUOVE LETTERE".

"Dell'odiato amore è un felice connubio fra sensibilità e intelligenza in un versante creativo fondato sul dinamismo di segno e senso, offrendo, in una sequenza di epigrammi, un percorso convincente nel mondo dell'eros.
La poesia di Alberto Presutti si caratterizza per una sua felice e tuttavia non facile imprevedibilità. Il poeta si muove in punta di penna, in un esercizio narcisistico di sottile intelligenza della forma, ricercando in sè le rispondenze all'eterno femminino..."

dalla Prefazione di Franco Manescalchi
Presentazione di DELL'ODIATO AMORE

Libreria EDISON 27 Ottobre 2004:
Alberto Presutti presenta la sua ultima fatica poetica...



Alberto Presutti davanti ad un pubblico numeroso ed attento:
tra breve Stefania Di Stefano leggerà alcune poesie...



Alla destra del poeta, Alberto Bezzini (art director e curatore del sito www.poetando.it), a sinistra Giuseppe Baldassarre (critico letterario)
nel corso del suo intervento...



Terminata la presentazione, è il momento - faticoso e gratificante - delle dediche autografe al pubblico presente...



Dell'odiato amore: prefazione di Franco Manescalchi

L'eros nella poesia moderna si manifesta solitamente in modo diffuso, è una componente intratestuale che emerge in modo carsico nella tessitura polisemica dell'opera proprio perchè fa parte delle variabili del flusso di coscienza che trova sulla pagina la sua definizione.
Pertanto, pur conservando l'utopica ricerca dell'altro come ricomposizione dell'essere originario, l'impulso del Demone socratico, a metà fra l'uomo e la divinità, diviene un movimento interiore che partecipa della crisi e del superamento della poesia "a tema" e si sviluppa all'interno di una più vasta connotazione.

Per esemplificare, nel Novecento italiano  appare sensuale in D'Annunzio, ironico e malinconico in Gozzano, elegiaco e trenico in Corazzini, orfico in Campana, domestico in Saba, trascendente in Rebora, mitologizzante in Ungaretti, straniante in Montale, mitico in Quasimodo, elegiaco in Govoni, esistenziale in Pavese, etc.
In ambito internazionale si sottolineano gli sviluppi arcanisti e surrealisti di Block, Amatova, Apollinaire, Breton, etc. con cui la poesia italiana ha dialogato.
Ma con la stagione del postmoderno tutto riparte ex-novo e ciò che importa è la consistenza dell'autore, ovvero la sua personalità.
Non manca, in questa fase del rinnovamento, un richiamo ai classici latini dove l'amore veniva rilevato e rivelato in tutta la sua forza di eros/ione, senza trascurare gli approfondimenti e gli scarti dei surrealisti.

Da questa ultima istanza riparte Alberto Presutti. La sua poesia nasce da un felice connubio fra sensibilità ed intelligenza in un versante creativo fondato sul dinamismo di senso e segno e tende a costituire "realtà" direttamente sulla pagina, riuscendo - forse proprio per questa peculiarità a offrirci in una sequenza di epigrammi un percorso convincente nel mondo dell'eros.
Ed è una realtà continuamente mossa, rimossa e riproposta in un viaggio per immagini scabre, volte a cogliere la consistenza dell’essere nel suo più vivo divenire.
Oltretutto, la voce si fa spesso scandita, capace di forti pulsioni, di amare domande, con qualche accentuazione surreale tramite modernistiche contaminazioni di linguaggio.

La "suite" degli epigrammi si connota così, procedendo in un'evidenza filmica, come nei versi d'apertura (Cappotto sportivo / scarpe in tinta / occhiali da divo), anche se infine è sempre la vocalità più segreta a dare senso al discorso (aspetto la tua parola / per farmi canto).
A conferma, basti una quartina come la seguente, che sembra evocare le splendide "aure" di Apollinaire (Vorrei amare il ramo / fino ad essere una sua foglia. / Vorrei saper dir "Ti amo" / prima che giunga l'inverno.) a convalidare la misura del nostro apprezzamento.
Questo costrutto, dal tratteggio rapido, non esclude scarti ironici o secche invettive, per quanto rimanga sempre fedele al senso di un’indagine degli eventi e del loro possibile oltre.

Infatti, cogliere a tutto tondo l'universo dell'eros è esercizio magistrale di Presutti che infine è capace di affidare alla pagine, improvvise cosmiche dolcezze, brulicanti nell'alveo della notte dove "sarà guida il battito del cuore", mentre in altri momenti la voce si fa alta, tendente a superare le panie di un quotidiano inerziale (Sull'aspro percorso verso le tue cime / ti porto in dono / le mie illusioni).
Ed anche quando il canto si fa disteso la sua sintesi è caratterizzata da una capacità di forte introspezione (Le chiedo "M'ami ancora?" / ascolta e tace, / attorcigliata in quel corpo da bambina / che mi si nega.).

Insomma, la poesia di Alberto Presutti si caratterizza per una sua felice e tuttavia non facile imprevedibilità, per le improvvise esternazioni che si placano in spazi bianchi, in cesure, in approfondimenti di senso, in liriche dolcezze.
Si avverte che il poeta sta muovendosi in punta di penna, in un esercizio narcisistico di sottile intelligenza della forma, ricercando in sé le rispondenze all'eterno femminino, confermando che l'amore nasce dalla diversità, dalla meraviglia, dalla delusione e che la poesia è la giusta cartina di tornasole per mettere in luce questa dialettica coniugazione.



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recensione di Massimo Acciai

Dell'odiato amore: un ossimoro senza tempo

"Odiato amore": l'ossimoro del titolo dice tutto, o quasi, ma può anche trarre in inganno il lettore superficiale. È uno di quei titoli estremamente evocativi, che ben riassumono il concetto alla base dell'intera silloge poetica e l'ironia che la permea. L'ultima fatica letteraria di Alberto Presutti, noto poeta fiorentino che figura tra i pubblicati e i reperibili in libreria, è - per dirla con parole sue - "dedicata al potere perturbante dell'amore": una tematica dunque universale in cui molti si riconosceranno: chi non l'ha mai provato, questo potere perturbante, in una delle sue molteplici forme? Chi non ha "odiato" l'oggetto sfuggente verso cui si stente irrimediabilmente attratto? Ma anche gli innamorati corrisposti non si ritengano al sicuro dal "potere perturbante", il poeta si rivolge anche a loro… Dal travaglio del Presutti, che è quello di ciascun uomo, nascono dunque poesie terribilmente sintetiche come strali appuntiti, che si alternano a testi più articolati, i quali tuttavia non superano la ventina di versi: il titolo della raccolta è riecheggiato tra l'altro in "Ricordi nel vento", a mio sentire la chiave di volta dell'intera opera:

Ricordi nel vento.
Ti odio mosso da amore


Un distico che riporta alla mente il celeberrimo "odi et amo" di Catullo; la materia non è infatti nuova nella Poesia, fin dalle sue più antiche radici. L'accostamento di due sentimenti in apparenza opposti quali l'amore e l'odio, entrambi però il contrario dell'indifferenza (forse il sentimento peggiore). Il poeta va oltre, mescolando sapientemente delicatissime liriche per la donna amata e perduta ("Non vedo il tuo sorriso" e "Vorrei amare il ramo") a frustate d'ironia ("Cappotto sportivo" e "Ci provai"), toni alti a studiate cadute nella trivialità, funzionali anch'esse al discorso poetico.
Trentasette testi (indicati ciascuno dal primo verso); trentasette sguardi sull'universo dei sentimenti da trentasette angolazioni diverse tra le infinite possibili, perché ciascuno sperimenta l'amore (e l'odio) a modo suo, eppure tutti possiamo ritrovarvi un po' di noi che spesso non sappiamo "stare accanto al dolore" , attenti a non "confonder il sesso con l'amore"

Intervista ad Alberto Presutti (di Massimo Acciai)

Ho incontrato per la prima volta Alberto Presutti alla libreria Edison, in Piazza Della Repubblica a Firenze, in occasione della presentazione del suo ultimo libro di poesia, "Dell'odiato amore", nell'autunno 2004. Il poeta mi fu presentato da una comune conoscenza che mi fece apprezzare la sua opera, commentandola insieme nei nostri incontri; più recentemente ho intervistato il Presutti all'Elliot Braun in occasione del progetto video "Firenze Poesia" (nel febbraio 2005). Sempre disponibile e cortese nel proporsi, il poeta si è concesso per una breve intervista tramite e-mail, nei primi afosi giorni del mese di agosto.

1. Cominciamo dai suoi studi, dalla sua formazione culturale…
Ho conseguito la maturità classica presso il Liceo Ginnasio "Galileo" di Firenze nel 1977/78 e poi mi sono iscritto e ho frequentato Giurisprudenza.

2. Quando ha iniziato a scrivere poesia?
Da sempre sono stato attratto dalla seduttività della parola, e dunque sin dall'adolescenza ho iniziato a comporre poesie tanto da stamparmi piccoli libretti che temntavo poi di "vendere" ad amici e compagni di scuola, coi mezzi che può avere un ragazzino dei primi anni settanta quando ancora il pc era fantascienza.

3. Quali sono stati i suoi modelli poetici, gli autori che ha amato di più, che hanno contribuito a formare il suo stile?
Dai poeti classici latini, come Ovidio e Catullo, per citarne solo due, sui quali mi sono formato culturalmente al Liceo, alla poesia della tradizione orale medievale, fino ai nostri giorni, mi perdoni il balzo temporale, per brevità, dove sono stato catturato dai Montale, Ungaretti, Pavese, ma l'elenco sarebbe lungo...

4. Perché la poesia estemporanea?
Come dicevo prima sin da ragazzo ho amato l'uso della parola come elemento creativo, fino ad arrivare ai tempi dell'Università dove mi scoprii doti da novello Cyrano de Bergerac. Credo che la poesia estemporanea abbia la capacità di aiutare tramite la penna del poeta, tutti coloro che necessitano di (ri)trovare le parole per dirlo... affidandosi così ad un "versificatore" di fiducia.

5. So che si è esibito in alcuni locali fiorentini…
Purtroppo la poesia è ciò che manca nella vita quotidiana e i miei Intrattenimenti poetici, consentono di riscoprirla, attraverso i miei versi personalizzati composti nell'immediatezza. Porto pertanto la poesia in ogni luogo di aggregazione, compresi i Locali pubblici.

6. Quale peso ha il retroterra culturale nella creazione poetica?
Direi fondamentale, di primo acchitto, ma ho letto bellissime poesie scritte da poeti che avevano pochissimi studi alle spalle. Per cui credo che la poesia sia una "nota" interiore che vibra se esistente, cantando melodici versi, anche in mancanza di uno specifico backround culturale

7. Quanto conta l'ispirazione, quanto la tecnica?
Credo che da poeta estemporaneo conti molto l'ispirazione come percezione, da poeta e scrrittore classico invece direi che la tecnica è alla base del risultato finale compositivo.

8. C'è una poesia che sente come più rappresentativa? Se sì, qual è?
Domanda assai impegnativa e quasi impossibile da esaudire, ma per risponderle circoscriverò il campo all'ultimissima produzione e a questi poesia d'amore.

Cede improvviso
l'urlato sole di luglio
ad estivo acquazzone
che impudico mostra le tue forme,
la taumaturgica natura
e il tuo roveto irto di spini.
Per te oserò la cattura
e accetterò il confino
se negata m'avrai dimora.


9. Parliamo adesso del suo ultimo libro, "Dell'odiato amore" (2004): molte sarebbero le domande (e poco lo spazio), ma tra le tante vorrei conoscere la genesi della poesia "Amo una donna che non esiste" (titolo che curiosamente riecheggia quello di un mio testo sperimentale in prosa, per cui sento dunque una certa vicinanza d'ispirazione: l'eterno tema della donna ideale e della vana ricerca della medesima)…
"Dell'odiato amore" è un titolo che non è stato compreso, innanzitutto, in quanto fa riferimento esclusivo al potere perturbante dell'amore che come tale muta profondamente il sentire e il fare dell'innamorato felice come di quello irriso, questa è l'"odiosità" dell'amore a mio modo di vedere. E' un libro in piccola parte autobiografico e quella poesia che cita scopre la mia difficoltà di uomo e di artista nel rinvenire nella dimensione reale una donna che risulti tanto particolare da essermi compagna ideale.

10. E' importante uno scambio, intellettuale ma anche umano, con altri che coltivano l'interesse per la poesia? Qual è il suo rapporto con altri artisti fiorentini e, più in generale, italiani?
Io sono stato visto, a lungo, come una eccezione e un eccezione negativa, per la categoria "poeti" in quanto da poeta estemporaneo e "su commissione" vendevo le opere richiestemi dai clienti del mio sito poetando.it e questo mi si rinfacciava. Poi si sono resi conto dell'assurdità dell'ostracismo... e i rapporti si sono normalizzati. Credo che uno scambio umano e culturale sia opportuno ma non certo indispensabile. Non credo al cosiddetto "Empireo dei poeti", basta coll'autoghettizzazione della categoria.

11. Cosa pensa dei concorsi letterari?
Vede, i miei due volumi, "AbbuffArt" e "Dell'odiato amore" hanno riscosso importanti riconoscimenti a livello di concorsi nazionali e internazionali di poesia. Ma parlo di concorsi seri. Perchè il problema è tutto lì, la poca limpidezza e correttezza di molti concorsi dove vincono le conoscenze e gli interessi personalistici e non la poesia!

12. Progetti per il prossimo futuro?
Un nuovo libro di poesie a carattere questa volta ironico/satirico e un attenzione sempre più particolare a intervenire in programmi radiofonici e televisivi per veicolare la poesia e la poesia come comunicazione di sentimenti ed emozioni al più vasto pubblico possibile.



WWW.PORPORE.COM

recensione di Simonetta Della Scala

Ambiguità, magia dei sensi, vortice senza controllo, abbandono, rifrazioni di corpo, fenditure sulla passione.
Questi alcuni colori toccati con seduzione e fascino da Alberto Presutti nel suo ultimo libro.
La complessità dell'amore volge le pagine di quest'opera con ironia, garbo, tensione, slancio, sapori enigmatici, dolore, vitalità.
E la maestria di questo autore è proprio anche nell'indagine psicologica finissima, che si accosta ora all'uno, ora all'altro tortuoso volto dell'amore come un puntello sapiente e mai cedevole, sempre astuto nel valutare e sentire dentro, le dense fascine degli impulsi nella carne e nel nucleo di coscienza.
Alberto indaga le sassose vertebre, infisse negli anelli di chi percepisce ad altissimo voltaggio, le sfumature dei rimpianti, delle aspettative, del serpente inafferrabile che si insinua nelle alterne e fugaci realtà di ognuno.
Ed anche la natura (pag. 48) raspa di luce granulare e rasata al contempo, lucida come uno scatto, e notiamo "l'asparizione" di una creatura intensamente cercata, ma mobile e satura del suo n o n esistere.
Ma la consistenza tangibile dell'essere materializza anche il distacco, marmo nella fattività e saggina instabile in un canto di capelli fuggiti (pag.40-41).
Ancora il creato, unica cellula e monade con i viventi, compone il linguaggio del conoscere l'altro ed interiorizzarlo in asprezza o intensità (pag. 39).
Cedono, talvolta, le membra, al sussurro greve della fatica, quando il sorriso dell' amore creduto, si volge in spire lontane e tutte sue, senza lasciare una corda per tendere fibre e volti verso di esso, ancora (pag.34).
Ossimorica e cangiante lirica (pag.33) ove gli occhi di Lei inebriano l'io di un profumo materico, e monocorde insieme di cui ci si deve profondamente liberare come da un eterno, scialbo, ritorno dell'uguale nietzchiano.
Nella neve calda dell'amplesso viscerale, si insinua la razionalità come una lama ed un precetto, il sesso è lontano, Altro dall'amore di giada a cui l'auctor allude interiormente come sua pietra focale, seppur sentinella, gomitolo nodoso che confonde, in una densa descrizione dei corpi allacciati(pag. 29).
La Lei di quest'opera si nega variamente, come un diadema di fiori scomposto e scarmigliato o vestita di tacchi eleganti (pag 27).
Essa abita una sua folta allegria che freme di un contrasto ancora più tagliente con l'autore che non ne può impedire la fuga ordita di calce, sulla sua intima pietas.
"Vagine aperte/ in vite anguste" (pag.25) rappresenta, a mio parere, un testo molto intenso ove si racchiudono il potenziale dolore di lei, la concretezza della vita, la ricerca spesso vana di sentimenti occhieggiati per vie di conto sessuale ma mai trovati, la delusione di un altro Lui che non si sente racchiuso da un amore sufficiente al suo sé e che vede invece vetri in pezzi e spalancati senz'altro senso che il dolore.
Ed il fiato si frange in una corsa senza fine, senza perché, senza domani, ove la ripidità del percorso non consente requie, ed una donna scardina con la sua indifferenza, la forza di un ansioso, difficoltoso, ambirla in un carma di voluttà (pag 28).
Le muse di Alberto vibrano come di un vuoto carsico, friabile.
I palpi che rendono di sé gremono la vertigine, un labirinto di respiri pervasi dal vento.
Si alzano sull'io veli di scambio, smarrimento, lucidità opaca, e resta la sabbia di un concerto evocato in un tempo corvino vinto sul selciato midollare di vertebre aliene (pag.41).
Pervadono cieche sirene l'essente dell'auctor congiunte tra passato e futuro.
La materia si fa sangue, globulo di una dimensione sempre liminare.
Ma la separazione è una spada feroce di cui anche il protagonista può avvalersi nella sfera atemporale che lo conduce ad un suo assoluto volgere, per sempre e con impeto, lo sguardo altrove (pag.32).
E poi il flusso elettrico dell'ironia su due testi (pag.15 e pag.16) lambisce di un greto filiforme, come una lana ispida e in viluppo, il dorso tormentato, profondo, delle liriche fin qui analizzate, mordendo ogni logos di imprevedibilità.
Potremmo concludere, ma solo parzialmente, come sempre quando ci troviamo di fronte ad una multiforme opera d'arte, che "Dell'odiato amore" affascina le membra di ognuno attraverso passaggi di seta fra arti sensuali e riflessioni cangianti, screziate in dislocati baleni e contemporaneamente circolari.



IL CORRIERE DI FIRENZE
- (15 Novembre 2004)
recensione di Tommaso Chimenti

In quaranta liriche Alberto Presutti parla "Dell'odiato amore"
un libro in cui convivono disillusione, rivalsa e senso di realtà

Odi et amo, la contraddizione in termini per spiegare l'incomprensibile sentimento, il moto e il rigetto dell'anima.
"Non c'è niente da capire" diceva De Gregori, e lo direbbe anche del volume Dell'odiato amore del poeta estemporaneo fiorentino AIberto Presutti: quaranta liriche edite dai tipi della casa editrice "Libroitaliano", presentate il 27 ottobre alla Libreria Edison e il 10 novembre al locale Boston_T in viale Europa a Firenze.
C'è un tocco leggero che sfiora le pagine, dove il quotidiano non incappa nella banalità dei luoghi comuni, con pennellate di verità a tratti bukoskiane ma senza volgarità, per un volume fresco, puro dietro il paravento delle parole nude
Ma è possibile odiare l'amore? Disilludersi a tal punto da non volere più sostenere la fatica, la responsabilità, l'angoscia e la bellezza, la tenue speranza dell'essere innamorati?
M'ama, non m'ama, al di là della cortina di ferro delle emozioni, carne e sangue ribollono in incomprensioni faziose ed il tutto si sfalda, si sgretola e ciò che credevamo sereno, pulito, integerrimo, cede alle lusinghe del tempo, della muffa della noia, dell'egoismo del domani.
"Mi volgo e già la tua voce si perde nell'eco di un'altra voce", non è questa per Presutti una conquista ma una sonora sconfitta, un mesto chinare il capo, un recedere con la cenere sulla testa, e le pive nel sacco del futuro.
A volte enigmatico, altre enigmista, altre ancora perfetto ermetico, eccentrico tra le righe e nel pentagramma di luce schermatico che le sue poesie convogliano, facendo riflettere alcuni, amareggiare altri, pensare, decidere, risolvere, dubitare.
E ancora, "Ti odierò se me lo concederai, altrimenti ti amerò di nascosto, contro voglia": l'inno di tutti gli ex, la bandiera che è ancora e sempre l'amore a distinguerci.



LA NAZIONE Firenze

recensione di Letizia Cini


(...) Si parlerà invece di sentimenti, questa sera alla Edison (ore 21,30), con Alberto Bezzini e Giuseppe Baldassarre che presenteranno il volume del poeta fiorentino Alberto Presutti, dall'emblematico titolo "Dell'odiato amore" (Libroitaliano): un gioco di parole difficile e voluto fortemente, che si ritrova in tutte le poesie di questa gradevole raccolta. (...)



IL CONVIVIO
(Anno V n° 3-4 Luglio-Dicembre 2004)
recensione di Enza Conti

Una raccolta di poesie un po' insolita che esce sotto certi aspetti dai canoni tradizionali.
L'autore, Alberto Presutti, utilizzando un lessico ben appropriato diventa, senza mezzi termini, il cronista obiettivo di quello che è il rapporto tra l'uomo e l'amore.
Quasi un libro aperto su come il poeta vive il rapporto con le donne dando all'inizio un'impressione che queste fossero solo degli oggetti da utilizzare, ma, man mano che i versi scorrono, si apre quasi per magia un altro mondo, quello di un animo che crede nell'amore come il più alto sentimento che l'essere vivente possa vivere.
Ai versi in cui l'eros è il fulcro del messaggio, si contrappongono quelli che danno un'inmagine diversa del Poeta: l'uomo che soffre e spera: "Pianto nella notte senza fine / lacerata dalle sirene / spente dinanzi alle porte bianche di una chirurgia".
Il rimpianto, la voglia di continuare ed ancora il desiderio d'amare si alternano con forza e in un particolare gioco di parole senza andare oltre.
"La poesia di Alberto Presutti - scrive nella prefazione Franco Manescalchi - si caratterizza per una sua felice e tuttavia non facile imprevedibilità, per le improvvise esternazioni che si placano in spazi bianchi, in cesure, in approfondimenti di senso, in liriche dolcezze".
Infatti quasi in punta di piedi il poeta fiorentino mette su due piani paralleli l'io lirico e l'io personaggio, mentre i versi si trasformano in pentagramma le cui note sono i sentimenti dell'uomo.
La poesia di Presutti si può meglio definire con le parole di Giovanni Infelise, il quale afferma "come la contemplazione, l'amore, anche la poesia è un atto, ma un atto che persegue una finalità diversa.
In essa l'estasi ha sì la funzione di aprire alla speranza, anche alla quiete, ma non quella di rimuovere l'incertezza che, malgrado tutto, permane al fondo di tale speranza".
Inoltre nelle poesie nel Nostro emerge forte la forma del pensiero che si colora di mille sfumature che si impongono alle parole cercando di dare concretezza ai pensieri.
E se la poesia è un mezzo comunicativo allora quella di Presutti ha centrato il segno, in quanto l'autore ha voluto dare un senso ben preciso al suo poetare, utilizzando in alcune composizioni anche un raffinato pizzico di ironia.
Se la poesia è operare, allora è proprio questo che scaturisce dalle liriche inserite nel volume Dell'odiato amore: "Oltre l'arenile salso e caldo / ho lasciato solo orme / di fogli innocenti ai miei dolori / e mutando ogni volta le parole rotte / mi son perduto in cerca di cose".
E se la poesia è mezzo per l'uomo per manifestarsi, questo fa Presutti, il cui pensiero è facile cogliere tra le belle immagini delle sue liriche.



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- consigliati da Aphorism

Il massimo esponente della poesia su commissione si è dato un compito arduo: dichiarare l'odio per l'amore oppure sviscerato amore per quell’odio che spesso sprigiona dal più nobile dei sentimenti.
Un gioco di parole difficile e voluto fortemente, che si ritrova in tutte le poesie di questa gradevole raccolta.
"Dell'odiato amore" è gioia e passione, irona, erotismo sottile e disperazione.
Alberto Presutti colpisce nel segno e regala ancora una volta emozioni, imprevisti, lirica.
Non c'è miglior introduzione alla lettura di quella che lo stesso autore fa nella dedica riservata alla Redazione di Aphorism: "L'Amore altera le nostre percezioni e ci rende migliori e troppo spesso, peggiori, di quel che siamo. Le contraddizioni dell'Amore."


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