Rubrica "BUONE MANIERE"

Maggio 2008

IL DECALOGO DEL BUON CONVERSARE


Saper conversare in modo brillante o almeno gradevole, è il modo migliore per rendersi simpatici e ben accettati socialmente. Non è così difficile saperlo fare. Innanzitutto si deve imparare a guardare negli occhi la persona con cui si parla, mai tenere gli occhi bassi quasi a nascondere qualcosa.
Modulare la voce sarà la prima preoccupazione, quella monocorde è noiosa. Mai dunque troppo alta nè troppo bassa perché i bisbiglii contrastano con il bon ton.

Il linguaggio non verbale si accordi alla comunicazione vocale. Non ci si deve avvicinare all'interlocutore violando il suo spazio vitale, specie se non lo conosciamo ancora sufficientemente.
Conversare non significa fare un monologo, per cui è buona regola di bon ton, mostrare interesse a quanto dice l'interlocutore, evitando di sbadigliargli, in modo palese, davanti. E' poi cattiva educazione interromperlo continuamente.
Spesso la confidenza porta per errore grave all'uso di parole sconvenienti o licenziose, che certo non daranno mai un tono di spregiudicatezza o un rafforzativo, ai discorsi, ma li impoveriranno né l'utilizzatore apparirà  "uomo di mondo". Tutt'altro!

E' segno di rispetto e buone maniere, il non smentire categoricamente l'altrui opinione, quale che essa sia. E' sempre prudente non fare assoluto affidamento sulle proprie certezze. Se l'interlocutore cade in una gaffe, è sconsigliabile cercare di correggerla, è buona regola non sottolinearla, sterzando la conversazione verso nuove tematiche.
Infine il bon ton prevede di conversare senza essere egoriferiti, utilizzando in continuazione il pronome "io", che tanto è presuntuoso, nella sua ripetizione.

Aprile 2008

APERITIVI O HAPPY HOURS: LE REGOLE DA SEGUIRE

Una volta si chiamavano "Cocktails Party” ed erano esclusivi, eleganti e di agognata partecipazione. Oggi non hanno perso l’inglesismo, e sono denominati "Happy Hours", e a differenza di quelli di un tempo, sono di massa, informali, e vi è solo l’imbarazzo della scelta, per andarvi.
Ma quale momento conviviale, anche l’"Aperitivo", chiamiamolo semplicemente così, ha intrinseche sue regole e un suo bon ton.

Un consiglio che non mi stanco mai di ripetere ai frequentatori è quello che sintetizzerei nella formula "cibo toccato, cibo mangiato". Ebbene sì, perché il "finger food", la porzione piccola e semplice che fa bella vista di sé, sui vassoi, non può essere "scelta", maneggiata e soppesata, ma una volta presa tra le dita, va portata alla bocca.
E’ regola di igiene ma soprattutto di rispetto e di buona educazione. E poi per servirsi di tocchetti di mortadella o di formaggio, si usino sempre gli appositi stuzzicadenti, monouso, stando bene attenti ad aver infilzato la porzione e se questa cade in terra, si provveda sempre a raccoglierla e a gettarla nel cestino. Non credo infatti, ci piacerebbe pestarne di altrui.

E’ inevitabile che nell’affollamento si possa urtare involontariamente qualcuno accanto o dietro di noi, ma è doveroso chiedere scusa come d’altronde è dovuto l’uso di quella parola "permesso", per frangere la folla e farsi spazio. Per altro è buona regola non abbuffarsi, riempiendo in modo spropositato il proprio piatto, oltretutto spesso, così facendo, mischiando cibi e sapori, non solubili tra loro.
E infine nessuno pensi di fare il "furbo" evitando di passare alla cassa a pagare!

Novembre 2007

LA GRAZIA DEL SAPER VIVERE

Nella Vita di tutti i giorni credo manchino assolutamente, oramai, sia la grazia della poesia che il bon ton quale comportamento educato e di buona creanza. Certo, sono "di parte", come poeta e formatore, ma dubito di poter essere smentito da chiunque.

La classe ovviamente non si compra, ma "Signori" si può diventare, anche perchè nel mezzo dell’imbarazzo si darebbe qualsiasi cosa pur di poter avere a disposizione il suggerimento giusto, come si evince nei corsi presenti sul mio sito, www.poetando.it
Le buone maniere, lo stile, il buon gusto, appaiano sempre più termini snobistici in un mondo dove ha avuto il sopravvento un modo di rapportarsi dove il "tu" e la confidenza sono divenuti la regola e dove non si sa più neppure come salutarsi e fare le presentazioni in un salotto, ma che dico, già sul pianerottolo di casa propria quando ci si incontra.
Galanteria, cortesia e "saper vivere" senza esibizionismo, senza fare gaffes irrimediabili, sembrano concetti propri di un mondo old fashioned.

Se ben guardiamo invece, un "saper vivere" ben preciso, è appartenuto a tutte le grandi civiltà. Perché la nostra dovrebbe fare eccezione?
La quotidianità, sia lavorativa sia semplicemente mondana, è colma di momenti e occasioni di contatto con gli altri in cui è necessario e/o inevitabile saper tenere un comportamento consono e ritenuto adeguato da tutti.
Soprattutto è necessario tenere un comportamento educato anche quando non si è osservati o al centro dell’altrui attenzione. Le buone maniere, il bon ton, hanno la particolare caratteristica di non farsi notare; sono solo quelle pessime che saltano agli occhi, lasciando un brutto ricordo oltre che un cattivo sapore.
Il bon ton è dunque la grazia del "saper vivere" che dovrebbe essere comune a tutti, poveri o ricchi, giovani e anziani.

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Libri:

BENTORNATO GALATEO (2010)

In:
10 REGOLE PER VIVERE COL PARTNER
di Paola Capitani
Confidenze di un poeta estemporaneo
(capitolo dedicato ad Alberto Presutti)

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