Rubrica "La Classe non è Acqua"

Anno VII numero 6 - Dicembre 2008

Il bon ton del regalo. Anche nella scelta di un dono ci sono regole da rispettare.

Regalare è un'arte, fatta di gusto, buon senso e perché no, di semplicità, che significa niente eccessi e lusinghe, perché il regalo è gesto altruistico e non egocentrico, col quale sopraffare la personalità del ricevente.
Mai fare troppi regali e sempre tutti preziosi. Il regalo non deve mettere a disagio o imbarazzare ma essere solo l'estrinsecazione di un sentimento, di un pensiero.
Bisogna poi evitare di credere che si diviene indimenticabili, stupendo con un dono originale e imprevedibile, magniloquente o all'ultimissima moda. Così non è, per fortuna.

Dunque il regalo "giusto", se mai si può definire così, il migliore che riusciremo a fare, è quello che è pensato e comprato, "su misura", alle aspettative e alle esigenze di chi lo riceverà, mai troppo in anticipo, mai troppo in ritardo.
E' indispensabile "tarare" il regalo all'occasione, all'intimità che sia ha col ricevente, e soprattutto ai propri mezzi, niente risulta più fuori luogo di un dono sproporzionato, esagerato, fine a se stesso.
Sappiamo scegliere i regali anche con ironia, con humour che si appaleserà nel biglietto di accompagnamento, che è indispensabile allegare, e guai a dimenticarcelo.
Quando non conosciamo esattamente i gusti di una persona, doniamole un libro, - un best seller o un riccamente illustrato libro d'arte - faremo sempre bella figura.
Naturalmente la dedica non sarà apposta su una pagina interna, in quanto questa è prerogativa solo dello scrittore, ma nel biglietto.

Vi sono poi una serie di regali che possono risultare "offensivi" o scaramanticamente da evitarsi. Ai primi fanno riferimento, per esempio, animaletti in argento o ceramica, quali maialini o galline, ai secondi, oggetti appuntiti quali pettini o spille.
I fiori quando si consegnano personalmente non abbisognano di biglietto, il messaggio augurale starà a noi pronunciarlo.
Importante è saper accettare i regali sempre col sorriso sulle labbra anche quando non sono di nostro gusto o già li possediamo.
Infine mai riciclare i regali non graditi, si potrebbe incorrere in gravi gaffes a posteriori.

Anno VII numero 5 - Ottobre 2008

Saper uscire a testa alta. Preziosi consigli per uscire indenni da incontri indesiderati rigorosamente con un tocco di bon ton!

Tra le emozioni che proviamo, una delle più evidenti ed istantanee,  nel suo apparire e persistere, è l'antipatia. Si dice che sia un fattore "di pelle", ma spessissimo è dovuta a ben altri motivi, più concreti e umanamente miserevoli, quali incontrare pubblicamente o convivialmente un "nemico" per motivi di lavoro o passionali, un debitore "storico", l'ex coniuge con cui non si è mai trovata pace e rispetto reciproci.
In tutte queste occasioni come comportarci?
Un tempo vi erano modi spicci e melodrammatici per salvaguardare l'"onore", uno schiaffo che precedeva la disfida a duello e per le dame, arrossire e ritirarsi o nei casi estremi, fingere uno svenimento o un malore improvviso.

Oggi come oggi, queste situazioni spiacevoli, vanno affrontate diversamente, con savoir faire e bon ton, quindi innanzitutto comportandoci con educazione e rispetto, già per noi stessi.
Quindi persista pure un gelo sociale, ma questo non impedisca un saluto di circostanza ma d'obbligo, poi ci si ignorerà, avendo cura di non raccogliere mai eventuali provocazioni dell’altro nei nostri confronti.
In quanto non si deve avvelenare l'atmosfera generale gioiosa di un festa o di un matrimonio, con comportamenti parodistici ed acrimoniosi o peggio con scenate plateali che denotano solo la padronanza di pessime maniere.
Le buone maniere si contraddistinguono proprio per non farsi notare perché sono tali, guai a lasciare un segno indimenticabile di maleducazione.
Occorre saper essere un ospite perfetto, che specie se sorpreso dall'incontro non voluto e spiacevole, non dimostra mai in nessun modo di esserne colpito o ferito, né si lamenta dell’inattesa e per lui insopportabile situazione.

Certo non è semplice deglutire certi momenti che sicuramente mandano di traverso anche la cena migliore o la serata più sfavillante, ma ricordiamoci sempre che ogni sgarbo o scortesia nei confronti di un altro invitato offende inevitabilmente i padroni di casa. Ricorriamo dunque a un sano formalismo, a una imperturbabilità che è stile e classe superiore, frutto di una autodisciplina che dobbiamo saper coltivare per poi utilizzare al momento opportuno.
Avviseremo al momento di lasciare l'evento, i padroni di casa, del motivo che ha determinato il nostro modo di fare, così diverso dal solito, cosicché comunicheremo tacitamente loro, che la prossima occasione mondana non si gradisce essere invitati se vi è anche talaltra persona.
Però, mai dovremo precedentemente all’accettazione di un invito, domandare chi siano gli altri ospiti, semmai si faccia presente che non gradendo incontrare tizio o caia, se presenti, si preferisce non venire, scusandocene, poiché non siamo in buoni rapporti con loro.

Starà anche al buon senso dei padroni di casa, evitare, d'altronde, di invitare persone che conclamatamente non si possono vedere l'un l'altra o nel caso di coppia appena separatasi sarà bene avvisare della presenza dell'ex coniuge, per consentire in tempo di declinare l'invito.

Anno VII numero 4 - Agosto 2008

Le buone maniere in villeggiatura. Le vacanze sono sicuramente sinonimo di libertà; ciò non significa che non ci siano delle regole che vanno comunque rispettate.

Le vacanze sono un diritto dello spirito, un dovere per il nostro corpo e per la nostra mente, non devono trasformarsi però in una vacatio, come direbbero i latini, da ogni senso di responsabilità, dal rispetto quindi delle buone maniere, come se si fosse fuggitivi da una prigione a cui costretti per tutto il resto dell'anno e ci potessimo consentire ogni abuso e ogni selvatico comportamento, per riassaporare chissà quale libertà. Vacanza quindi non fa rima con mancanza di rispetto per tutti coloro che condividono con noi spiaggia o alpeggi, alberghi e località turistiche.

Se si viaggia in compagnia mai dare adito a discussioni banali e fatue su orari di ritrovo e su programmi per le serate, su spese in ristoranti o su costi di noleggi. Tolleranza e disponibilità devono sempre caratterizzarci in viaggio, guai a far prevalere l’insofferenza. Scegliamoci comunque con attenzione i compagni di viaggio e non uniamoci a gruppi non omogenei ai nostri interessi ed abitudini oltre che età anagrafica. Nei viaggi organizzati occorre dimostrare puntualità e assoggettamento paziente alle regole comuni, mostrare cordialità certo non forzata ma neanche diffidenza snobistica e altezzosa.

In albergo il Bon Ton impone di salutare come segno di educazione tanto incontrando nei corridoi che in sala da pranzo; le camere non devono essere lasciate come accampamenti appena smobilitati; non si devono trafugare asciugamani né prodotti da toilette. Soprattutto, in ogni modo, evitare di fare rumori molesti e mai parlare a voce troppo alta, in camera, dopo le 22.
Il personale dell'albergo si tratta con riguardo, dando del "lei" e abbondando con i "grazie" e i "per favore", mai lamentandosi platealmente davanti agli altri ospiti.

Se siamo invece ospiti di amici, non pretendiamo di dettare regole o prescrizioni, non costringiamoli ad adattarsi alle nostre abitudini, stiamo sempre pronti ad adeguarci alle loro iniziative: gite, passeggiate, giochi. Teniamo in ordine la nostra camera e se c'è una collaboratrice domestica, al commiato, lasciamole una mancia.
Una vacanza in una casa in affitto comporta la divisione di mansioni per le faccende domestiche e turni di pulizia da cui nessuno potrà esimersi.
Ogni eventuale danno arrecato deve poi essere riparato, lasciando la casa così come è stata consegnata.
In barca i membri dell’equipaggio non sono nostri camerieri e mai interferiamo, neanche se siamo esperti marinai, nelle decisioni del comandante.

Anno VII numero 3 - Giugno 2008

Le buone maniere al ristorante. La convivialità è situazione sociale per eccellenza: piccoli consigli per viverla al meglio.

La convivialità trova espressione nel ritrovarsi oltre che ricevendo presso la propria abitazione, per un pranzo o una cena, i propri amici o gli ospiti d’affari, ma anche ovviamente invitando al ristorante, dove quale principale regola di Bon Ton, vige il "non farsi notare".
Al ristorante è d’uopo parlare a voce bassa, non fare battimani né risate rumorose, soprattutto non alzarsi per salutare qualche conoscente già seduto ad altro tavolo.
All'entrata i signori precederanno le signore e l’uomo della coppia invitata, si accomoderà per ultimo all'interno del Locale.
Ma, vi è un eccezione, a questa come spesso ad altre regole, che privilegia nell’entrare, chi ha effettuato l’invito, fosse pur una signora, che da quel momento gestirà i rapporti anche col cameriere e pagherà, e solo in questo caso, anche il conto.
Sarà poi il signore che chiuderà la fila, mentre il maitre si dirigerà verso il tavolo che è stato riservato.

La galanteria non è una moda old fashioned, per cui i signori siederanno alla destra della loro dama, che prenderà posto comunque lungo la parete, in posizione protetta. Sempre per educazione, i signori attenderanno ad accomodarsi e lo faranno solo dopo le signore. Il cameriere naturalmente lo si chiama con discrezione, con un cenno lieve seppur deciso della mano.
Tra una portata e l'altra, le signore non ne approfitteranno per controllarsi e magari rifarsi pubblicamente il trucco, guai! Né alcun commensale si intratterrà nella pausa, sgranocchiando grissini o smollicando il pane.
Il tovagliolo va lasciato correttamente alla sinistra del piatto, senza ripiegarlo ma neanche senza lasciarlo mal dispiegato.

Chi invita arriverà in anticipo, attendendo sulla porta del ristorante i suoi ospiti, suggerirà la disposizione dei posti, assumendosi la scelta del menu e dei vini, e trattando col cameriere.
Al termine proporrà caffè e liquori e salderà il conto, alzandosi da tavola ed effettuando tale operazione in separata sede, quindi lontano dai suoi ospiti.

Anno VII numero 2 - Aprile 2008

L'eleganza a tavola. La convivialità è situazione sociale per eccellenza: piccoli consigli per viverla al meglio.

La vita è fatta di incontri, a volte i più impensati, e spesso questi avvengono e si svolgono intorno ad una tavola apparecchiata dove si può conoscer un amico o ci si può persino innamorare e dove sicuramente si possono concludere buoni affari, certo però solo e soltanto se si conoscono e si seguono quell'insieme di regole e dunque quelle buone maniere che tali sono perché non si fanno notare, ma fanno la differenza.
Se vi è un rischio, a tavola, infatti è il farsi notare per la mancanza di stile e di educazione, che subito risaltano per il loro cattivo sapore.
"e ricordati di pulirti la bocca prima di bere dal bicchiere". E' questa una delle raccomandazioni che nel tardo 1200, un anziano signore dà ad un giovane che vuole ben figurare nell'alta società dell'epoca.
Si comprende così, come da sempre, le buone maniere inizino nel vivere sociale per cui sarà l’uomo ad entrare per primo in un locale pubblico, memore di un passato nel quale era bene controllare che nella "locanda" non vi fossero pericoli per la signora che lo accompagnava.

Il Bon Ton è anche eleganza, quindi seduti a tavola si terrà postura eretta, le gambe raccolte sotto la sedia, i gomiti mai sul tavolo, e il tovagliolo spiegato con leggerezza ma senza tocco vezzoso, sulle ginocchia.
E' l'uomo che serve, sempre con la mano destra, da bere alla dama che gli siede alla sinistra, ricordando che mai il bicchiere dovrà esser riempito fino all’orlo e mai lasciato vuoto. Le posate poi, mai brandirle a guisa d'armi, né gesticolare impugnandole, e mai toccare il pesce col comune coltello!

Nella convivialità propria della tavola occorre ribadire con decisione il "telefonino" è bandito, e i signori non si devono dimenticare che le buone maniere implicano che ci si alzi quando una signora "va ad incipriarsi".
Infine nella conversazione è d'uopo astenersi da trattar di malattie e lutti e, naturalmente, dal fare pettegolezzi anche se chi li fa, crede sempre, sian solo confidenze.

Anno VII numero 1 - Febbraio 2008

Saper dire grazie, per favore, scusa. L’alfabeto del Bon Ton e quelle paroline "magiche" dimenticate.

Dobbiamo renderci conto, che esiste una chiara e definita linea di demarcazione che separa tutti coloro che sanno dire "per favore", "grazie", "prego", "scusa", e tutti gli altri, la più parte, purtroppo, che non sanno chiedere, ringraziare, che non sanno sbagliare, che hanno sempre arrogantemente ragione e comunicano con strafottenza ed egoismo i propri bisogni. "Per favore", "grazie", "prego", "scusa" sono parole magiche e dal suono armonioso, fondamentali nell’alfabeto del Bon Ton in quanto apportatrici di rispetto, di gentilezza, di buone maniere.
Parole che hanno un retrogusto dolce, che fonde tutte le serrature, che apre magicamente tutte le porte e in potere di salvare da brutte figure e gaffes.
Sono parole che, per fortuna, non hanno sesso o età, gerarchia o livello, ma anzi vanno dispensate, non per consuetudine sterile o con manierismo, ma col sorriso, con partecipazione, sempre e comunque. Parole che hanno un loro carisma: quello della grazia del saper vivere!

Il non saper dire "per favore" quando si chiede, o "grazie" quando si riceve, è malattia virale oramai diffusissima. Tutto sembra dovuto, non vi è più una mediazione, se non nella materialità del denaro che nel saldo ha sostituito il ringraziamento.
Ma anche nella donazione nessuno è più capace di ringraziare la disponibilità altrui. Stesso discorso vale, per quell’altra parola, "prego", che con "grazie" è apparentata.
"Grazie, Prego" è un continuum che pare divenuto formula aliena al linguaggio comune, come già ai rapporti parentali e amichevoli.
E infine, nessuno sa più scusarsi, per cui si spintona, si urta, si risponde sgarbatamente, si pestano piedi, con indifferenza, quasi che la pazienza altrui fosse cavia di un esperimento di maleducazione.
L'importante è non divenire prestigiatori delle regole del Bon Ton, ma saper essere "Signori" nell’animo, nei modi, nel rispetto che è madre dell’educazione.

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Libri:

BENTORNATO GALATEO (2010)

In:
10 REGOLE PER VIVERE COL PARTNER
di Paola Capitani
Confidenze di un poeta estemporaneo
(capitolo dedicato ad Alberto Presutti)

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